Gigi D’Alessio sgradito a Bergamo. Annullato il concerto per i 100 anni dell’Atalanta

“Gigi D’Alessio nel mirino dei tifosi bergamaschi perchè tifoso del Napoli”

Che tra il Napoli calcio e l’Atalanta non corresse buon sangue lo sapevamo un pò tutti, ma certamente mai avremmo pensato che si giungesse fino a questo punto. In occasione del centenario della squadra neroazzurra (5 maggio), il comune di Bergamo aveva organizzato un mega concerto gratuito con la presenza delle più celebri stelle del panorama musicale italiano: Lucio Dalla, Gianna Nannini, Luca Carboni, Ron, I Pooh, Gli Stadio, Mango, Zero Assoluto, Gianluca Grignani, Nada, Fabrizio Moro, Velvet, Paolo Meneguzzi, Francesco Facchinetti, Amalia Grè, Max De Angelis, Momo, Mariangela, Le Mani, Capsicum Tree e Gigi D’Alessio. Tutti grandi cantanti, tutti graditissimi agli stessi tifosi bergamaschi…tutti tranne uno : Gigi D’Alessio. Il cantante napoletano, tifosissimo della squadra della sua città, cosa tra l’altro normale e, anzi, rispettabilissima, sarebbe stato ospite assai sgradito ai supporters neroazzurri che avevano già annunciato di fischiarlo per tutta la durata della sua esibizione perchè tifoso del Napoli. Il fatto ha chiaramente amareggiato il sindaco di Bergamo Roberto Bruni che ha deciso, a questo punto, di annullare tutto il concerto previsto per quella data punendo, forse oltremodo, un’intera città. Ma la reazione del primo cittadino è pienamente comprensibile vista l’inciviltà di quella parte della tifoseria bergamasca che ha mostrato la solita intolleranza. D’Alessio, che in modo signorile si era fatto da parte ancor prima che il sindaco decidesse di annullare l’intero concerto, ha ricevuto le scuse da parte dell’amministrazione comunale e provinciale, ma il gesto di questa gente rimane comunque e lascia davvero impietriti gli uomini di buon senso. Il calcio ed il campanilismo non possono essere chiamati in causa quando un artista viene a cantare, perlopiù insieme a decine di stars, intrattenendo e comunicando emozioni. Per certuni, evidentemente, le barriere dell’intolleranza restano alte come a protezione di una ignoranza che difficilmente potrà essere scalfita.

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Published in: on 30 aprile 2007 at 03:49  Comments (10)  

Il Messina calcio è in vendita: Franza lascia la società

“La famiglia Franza lascerà la società del F.C. Messina già dalla prossima stagione”

Il F.C. Messina è ufficialmente in vendita. Lo ha comunicato la famiglia Franza, che detiene la maggioranza del pacchetto societario, durante una conferenza stampa annunciando che la proprietà ha dato mandato ad un advisor di livello nazionale (“Tamburi & Associati”) di individuare un nuovo soggetto che possa aspirare alla maggioranza delle quote societarie o anche alla totalità qualora lo ritenesse. Se, terminata l’estate, tale tentativo dovesse fallire, il Gruppo Franza manterrà la proprietà mirando esclusivamente alla sopravvivenza del Messina calcio e attenendosi rigorosamente al pareggio di bilancio. Circa 3 milioni di euro il badget di spesa previsto per la prossima stagione (sempre nel caso in cui nessun altro soggetto dovesse rilevare la società), cioè quello di una squadra media di serie C2.
La richiesta dei tifosi, quindi, è stata esaudita: i Franza lasceranno il Messina, ma la speranza adesso è che qualche grosso imprenditore decida di investire in riva allo Stretto perchè, qualora dovesse restare tale assetto societario, il futuro dei giallorossi sarebbe di infimo livello.

Pubblico di seguito il testo integrale prodotto dal Gruppo Franza, che spiega l’operazione nei dettagli

Poco più di dieci anni or sono, l’ultima squadra cittadina era prossima al fallimento e quel poco che restava del calcio messinese rischiava di scomparire di nuovo. Erano già lontani nel tempo i successi dell’ACR Messina e dal panorama locale non emergeva nessun degno sostituto in grado di rilanciare il calcio messinese.
In una riunione tenutasi alla Gazzetta del Sud, alla presenza delle principali Autorità cittadine, si concordò, grazie all’intento comune di tre realtà imprenditoriali messinesi, di sostenere Aliotta nell’acquisto di una piccola squadra di calcio dilettantistica, per farla crescere fino ai massimi livelli. Era nata l’F.C. Messina Peloro.
Grazie al Prof Trimarchi e al Cav. Crupi che consentirono la cessione della allora Peloro, e grazie soprattutto a Emanuele Aliotta, nonché all’appoggio del Gruppo Franza in veste di finanziatore e della Gazzetta del Sud come Sponsor, quella piccola realtà andò crescendo fino ad arrivare, di promozione in promozione, in Serie B.
Un ambizioso programma i cui costi di crescita vennero inizialmente sopportati in parti uguali tra gli originari proponenti, e poi, man mano che le necessità crescevano, sempre più da Aliotta e dal Gruppo Franza.
La promozione in Serie B fu il coronamento iniziale di tale programma; ben preso si prese atto che, nonostante gli entusiasmi iniziali, sarebbe stato veramente difficile mantenere il risultato sportivo raggiunto: il campionato di Serie B era molto competitivo e costoso, con necessità di reperire ingenti risorse, sia professionali che finanziarie.
Quando, cinque anni or sono, la salvezza fu raggiunta solo nelle ultime giornate e quando lo sforzo finanziario che era stato necessario per far disputare la prima stagione di B rischiava, piegando l’indomita volontà del Presidente Aliotta, di cancellare di nuovo il calcio professionistico da Messina, il Gruppo Franza decise di assumersi “in toto” l’onore e gli oneri della squadra, facendo fronte ai costi già sostenuti da Aliotta e rifinanziando la Società.
Tale scelta fu determinata dal desiderio di dare prestigio al Gruppo Franza e lustro alla nostra città (in crisi di credibilità, di economia e di prospettive) nello sport, consapevoli dei costi cui si sarebbe andati incontro, ma speranzosi di poter costruire una nuova realtà imprenditoriale, ma anche sociale e cittadina, che potesse diventare un importante volano di sviluppo del territorio.
Da quel momento, nel segno della passione e dell’impegno personale e professionale di Pietro Franza, cominciò, con uno sforzo sportivo, organizzativo e finanziario imponente, una nuova fase, un nuovo ciclo sportivo che avrebbe visto il calcio messinese arrivare ai massimi livelli di sempre. Dopo solo altre due stagioni di serie B, arrivò la consacrazione del successo dell’impegno profuso: la promozione in Serie A. Di tale risultato è giusto dare merito anche alle Autorità Cittadine che, con impegno continuo, erano riuscite a completare i lavori del nuovo stadio, indispensabile per coronare le speranze sportive della massima serie.
Ottenuto tale risultato, il successivo obbiettivo fu di “stabilizzare” la Serie A del Messina. La crescita tumultuosa che aveva portato una piccola squadra dilettantistica alla massima serie non rendeva facili le cose; senza un centro sportivo dove far crescere nuovi talenti, senza una consolidata tradizione calcistica da far valere, in un territorio che sopportava i rigori di una crisi economica e di prospettive e non poteva sprecare risorse pubbliche nel calcio, fu necessario continuare a destinare importanti risorse finanziarie alla squadra.
Nonostante il nuovo stadio da 40.000 posti, anche nella massima serie i costi del calcio erano ben superiori ai ricavi. Il primo anno di Serie A volò sulle ali dell’entusiasmo, portando in dono il settimo posto, migliore risultato storico della Città di Messina nel campionato di calcio; consumato l’entusiasmo iniziale restò la necessità di riequilibrare i conti economici, di far fronte agli oneri fiscali pregressi, ai maggiori costi del parco giocatori, ormai di Serie A, imponendo il riequilibrio delle ambizioni sportive, non essendo materialmente possibile continuare con uno sforzo finanziario analogo a quello sopportato per conquistare la massima serie. Per raggiungere il giusto punto di equilibrio che consentisse il mantenimento del calcio cittadino ai massimi livelli, nonostante i limiti oggettivi suesposti, era stato anche immediatamente elaborato un progetto per la valorizzazione degli Stadi, che comprendeva la costruzione di un centro sportivo dedicato dove sviluppare il vivaio calcistico cittadino, la realizzazione della copertura e lo sfruttamento ai fini commerciali delle aree per produrre un reddito certo a sostegno della squadra e degli altri Sport minori messinesi.
Tale iniziativa, anticipatrice delle direttrici verso le quali si sta oggi muovendo l’intero calcio professionistico per “far quadrare i conti”, avrebbe potuto e dovuto essere la “chiave di volta” della programmazione necessaria per poter aspirare a una lunga permanenza del calcio messinese nella massima serie, o comunque ai più alti livelli del calcio professionistico. Per una serie di vicissitudini ben note, non ultimi i dubbi sollevati dall’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici (su denuncia di alcuni professionisti messinesi, tanto per cambiare), l’avanzamento di tale programma è stato rallentato, tanto che ancora oggi, nonostante i progetti di massima siano stati ultimati, si può ritenere allo stadio preliminare, necessitando ancora di numerosi passaggi burocratici e politici per essere reso esecutivo e produrre i suoi benefici effetti.

Già il deludente andamento dello scorso campionato ci aveva fatto prendere atto di quanto fosse difficile mantenere il livello raggiunto; l’ulteriore insuccesso sportivo di questa stagione (sia che si rimanga in Serie A che se si retrocederà in B), nonostante un cambiamento il più possibile radicale dell’organizzazione e degli assetti della squadra, ci ha fatto riflettere e decidere sulla necessità di una svolta, di un rinnovamento profondo e radicale, senza il quale non sarà possibile al solo Gruppo Franza mantenere ad alto livello il calcio messinese.

Le colpe? Forse l’attuale management della Società, impegnato anche nell’ordinaria conduzione delle aziende del Gruppo, non ha le necessarie capacità o la bravura sufficiente, forse per la mancanza di un buon vivaio e di una tradizione calcistica e societarie forte, forse perché il territorio messinese non la dimensione economica e la redditività di altre aree nazionali, così come il Gruppo Franza non ha risorse analoghe a quelle di altre proprietà di squadre di Serie A.
Comunque sia, non essere riusciti a raggiungere (anche per l’incertezza nei tempi della definizione delle proposte a suo tempo presentate) l’equilibrio societario necessario, unitamente all’insuccesso di questa stagione, ci ha indotto a prendere un’importante decisione, nell’intento di salvaguardare nel futuro il patrimonio del calcio messinese.
Decisione presa indipendentemente dalla salvezza o dalla retrocessione della squadra, non essendo più possibile, senza indebolire la struttura finanziaria della principale azienda privata messinese (che dà oggi lavoro ad oltre 1000 persone), ripetere, o addirittura aumentare (come servirebbe in caso di serie B), gli ingenti finanziamenti a fondo perduto alla squadra di calcio, continuando sulla stessa via della dispendiosa (e forse inutile) campagna di rafforzamento del mercato di Gennaio (dettata più dal cuore che dalla ragione).
Dopo aver dato alla Città il più lungo periodo di sempre in Serie A, il miglior piazzamento di sempre nella storia calcistica cittadina, aver avuto per la prima volta come Capitano e capocannoniere un messinese, il Gruppo Franza ha dato mandato ad un Advisor di livello nazionale (Tamburi & Associati) per individuare, definendo i relativi accordi, un nuovo soggetto da far partecipare al F.C. Messina apportando le risorse di volontà, di professionalità e soprattutto finanziarie necessarie a mantenere il Messina nel giro del calcio che conta. Siamo ricorsi a un Advisor di livello nazionale dopo che analoghi tentativi fatti su base locale, da quando la squadra è in Serie A abbiamo pubblicamente ricercato nuovi soci, non hanno fornito riscontri incoraggianti.
Con tale nuovo socio, che riteniamo debba aspirare alla maggioranza (e se lo ritiene anche alla totalità) delle quote sociali, ma che dovrà comunque garantire serietà e solidità finanziaria, potrà essere impostato il futuro calcistico della Società e le modalità, previi i necessari accordi con gli Enti locali, per definire, sviluppare e completare il programma di valorizzazione polifunzionale degli stadi, in modo da creare finalmente le condizioni di equilibrio patrimoniale necessarie a mantenere nel tempo il calcio messinese ad alto livello. Dubitiamo, infatti, che con l’attuale compagine societaria si riesca a coagulare il necessario consenso, da parte degli Enti e del ceto politico locale, per portare a termine tale programma dell’FC Messina; i problemi già emersi in fase di impostazione del procedimento, così come alcuni ripetuti accenni polemici nei confronti dell’iniziativa, ci hanno indotto a tale convincimento. Comunque, se ci venisse richiesto, e solo per come ci verrà richiesto, continueremo ad assistere la Società da soci o da semplici imprenditori messinesi.

In questo momento di svolta, sentiamo di dover ringraziare tutti coloro, Collaboratori, Tifosi, Autorità Cittadine e Nazionali, Enti Pubblici, Giornalisti e Organi d’informazione, Professionisti, Aziende e semplici Cittadini, che ci hanno sostenuto nel tempo e senza i quali non ci sarebbe stato alcun successo.
L’unico rimpianto, che riteniamo di dover esprimere solo perché valga a futura memoria, è aver dovuto assistere, anche nei momenti di maggior successo, a un continuo stillicidio di difficoltà, dubbi e resistenze verso l’azione societaria, proveniente da una parte, probabilmente minoritaria ma sicuramente rumorosa, dei così detti “Esperti del Settore” calcistico. E’ proprio vero che “nemo propheta in patria”. L’effetto di tale sfumato, ma continuo, opporsi, dubitare e criticare, ammantato sotto il sudario dei buoni propositi, nascosto dal presunto amore per la maglia, celato nel diritto/dovere di cronaca e di critica, o sostenuto da posizioni d’interesse politico, è stata una continua azione in direzione contraria a quella della Dirigenza della Società, indebolendone l’azione.
Lungi dal volerci esentare dalla giuste critiche, vogliamo solo rammentare che tale atteggiamento è privilegio esclusivo di realtà ben più solide e salde (e dove sono possibili scelte alternative) di quella messinese, che forse memore dei passati trascorsi ritiene, sbagliando, di potersi ancora permettere il dissanguamento continuo indotto dalle polemiche e dei bastian contrari a qualunque costo.
Senza neppure saper cogliere, invece, l’esempio che viene anche da molto vicino (dall’altra sponda dello Stretto) che dimostra come uniti (tifosi, giornalisti, politici) si va avanti e, alla lunga, si vince anche nei momenti di difficoltà; ci è sorto il dubbio che se tale unità d’intenti ci fosse stata anche nella nostra Città, oggi staremo comunque sviluppando un ragionamento analogo, ma probabilmente con la salvezza quasi raggiunta. E con la Serie A in tasca sarebbe stato molto più facile persuadere i potenziali investitori della bontà del progetto calcistico messinese.

Ci sembra, infine, doveroso far presente che qualora non si reperisca un nuovo socio disponibile a credere e investire nel calcio messinese e nei progetti di valorizzazione degli stadi (o in altre iniziative che verranno), proseguiremo comunque la conduzione aziendale in direzione di un assoluto pareggio di conto economico e di cassa, che, pur garantendo la sopravvivenza della Società e il rispetto delle obbligazioni assunte, non potrà dare certezza del mantenimento agli attuali livelli calcistici della squadra, comportando un monte ingaggi annuale non superiore a 2,5/3 milioni di euro netti. Concluso il campionato in corso con l’attuale organico, entro il prossimo 15 Giugno verrà delineato il nuovo assetto organizzativo della Società in funzione degli sviluppi del lavoro dell’Advisor.
Sarete debitamente aggiornati sugli sviluppi della situazione.

Published in: on 27 aprile 2007 at 23:59  Lascia un commento  

Annamaria Franzoni condannata a 16 anni: l’appello dimezza la pena

“Annamaria Franzoni, condanna a 16 anni, attende ora la Cassazione”

La corte d’assise d’appello di Torino ha condannato Annamaria Franzoni a 16 anni di carcere. Rispetto alla sentenza di primo grado, la mamma di Cogne ha avuto una riduzione di pena di quasi la metà, visto che il 20 luglio 2004 gli era stata inflitta la pesantissima condanna a 30 anni. Al momento la donna resta in libertà e lo sarà fino al pronunciamento della Cassazione, terzo ed ultimo grado di giudizio. La corte d’assise d’appello ha riconosciuto le attenuanti generiche tenendo conto che la donna, durante l’omicidio del piccolo Samuele, ha agito con un “vizio parziale di mente”. Queste attenuanti compensano l’aggravante, che è quello di aver ucciso il proprio figlio, partendo perciò da una pena base di 24 anni. Trattandosi di un processo secondo il rito abbreviato, Annamaria Franzoni ha usufruito della riduzione di un terzo della pena (8 anni in meno rispetto ai 24 di partenza) ricevendo quindi la condanna a 16 anni di galera. Diverse le opinioni della gente su un processo, amplificato senz’altro dai media, che ha calamitato l’attenzione di tutta Italia. La difesa continua a sostenere che manca una prova certa e che la mamma di Samuele è innocente, mentre l’accusa fa dei tanti indizi contro la donna una prova scientifica. Insomma, molta approssimazione per chi regge la tesi accusatoria e tanta voglia di non credere che sia stata lei per chi invece la difende. Chissà dove sta la verità. Probabilmente, però, le mosse che la Franzoni ha compiuto già all’indomani della morte di Samuele hanno lasciato parecchi dubbi e hanno indispettito l’opinione pubblica: il desiderio di avere immediatamente un altro figlio; l’idea, con la regia del padre, di scrivere un libro parlando di sè e di questa terribile vicenda; quella sorta di asilo che si è inventata badando ai bambini degli amici e tanto tanto altro ancora. Ma solo una persona può sapere la verità, e questa è proprio Annamaria Franzoni

Published in: on 27 aprile 2007 at 23:08  Lascia un commento  

E’ morto Boris Eltsin, simbolo di una democrazia andata perduta

“Boris Eltsin aveva 76 anni. Fu il primo presidente della Russia post-sovietica”

La sua morte giunge come un fulmine a ciel sereno. Nessuno aveva prima parlato di una malattia nonostante fosse da tempo sofferente di cuore. Era stato operato nel 1996 per un quintuplo bypass cardiaco dal quale, però, si era ripreso abbastanza bene. Secondo fonti mediche, Eltsin sarebbe deceduto per infarto. Ultimo baluardo di una democrazia soffocata dall’attuale presidente Putin, l’ex capo del Cremlino ha sempre difeso il pluralismo e la libertà di stampa. Amante delle donne e della vodka, non esitava ad essere brutale se le condizioni lo richiedevano. Comunista per la gran parte della sua vita, finì per odiarlo al punto da temerne un suo ritorno. Dopo la definitiva spallata all’URSS, raggiunto il potere nel 1991 commise anche alcuni errori fatali come la selvaggia privatizzazione a cui andò incontro il paese durante il suo mandato cadendo nel caos e nella corruzione. Non passa inosservato il ruolo che ebbe nel 1993 quando resistette ad un tentativo di colpo di Stato: i golpisti si erano asserragliati nella sede del Parlamento russo (definito “Casa Bianca” per il colore del grande edificio) e lui, che riuscì ad avere dalla sua parte l’esercito, portò proprio lì davanti i carrarmati ordinando di sparare verso il Parlamento. Eltsin, alla fine, mantenne il potere. Già due anni prima, quando i conservatori tramarono un colpo di stato contro Gorbaciov, era riuscito a dissuadere i golpisti conquistandosi una certa popolarità. La crisi economica, che porto per ben due volte la Russia al limite della bancarotta, e la difficile questione cecena segnarono un crollo dei consensi. Nel 1999 decise allora di ritirarsi dalla politica e nominò come suo successore Vladimir Putin, uomo profondamente diverso dalla personalità così aperta e riformista dello stesso Eltsin. Fra i primi ad esprimere le condoglianze c’è Mikhail Gorbaciov : “Nella sua storia ci sono state grandi opere per il bene del paese – ha detto – ma anche grandi errori”. La nomina di Putin, ne siamo certi, appartiene ad uno di questi ! Con l’attuale presidente russo il terrore regna sovrano. Giornalisti assassinati e oppositori arrestati dopo inaudite violenze: questo racconta la realtà di un regime così lontano dagli ideali politici di Boris Eltsin, tradito per questo da chi ha ereditato il suo potere.

Published in: on 24 aprile 2007 at 01:05  Comments (1)  

Esonerato Giordano, arriva Bolchi per salvare la faccia

“Il nuovo tecnico del Messina Bruno Bolchi detto Maciste”

Il F.C. Messina intorno alle 20.45 ha ufficializzato l’esonero di Bruno Giordano. Al suo posto è stato ingaggiato Bruno Bolchi detto “Maciste”, già sulla panchina giallorossa nella stagione 2002/2003 quando subentrò a Oddo alla 32a giornata traghettando il Messina verso una tranquilla salvezza. La decisione era nell’aria all’indomani della sconfitta pesante di Reggio Calabria ma, dovendosi disputare il match contro la Sampdoria appena tre giorni dopo, si è preferito attendere l’esito della gara di Genova. Bruno Giordano, al suo decimo esonero in carriera su un totale di dodici squadre allenate (record negativo difficilmente eguagliabile!), allontanato per la seconda volta (e si spera l’ultima) nella stessa stagione dal presidente Franza, ha concluso la sua carriera in serie A in modo indecoroso. Ha litigato con tutti fino a trovarsi completamente isolato: con i tifosi innanzitutto, poi con buona parte dei suoi giocatori e infine con i giornalisti insultandoli nel dopogara di Reggina – Messina. Era improponibile un suo ritorno in riva allo Stretto dopo la doppia trasferta di Reggio C. e Genova e, finalmente, il presidente Franza questo lo ha capito dandogli il benservito. Arrogante quanto incompetente, Giordano ha collezionato 15 sconfitte, 7 pareggi e 3 vittorie nelle 25 gare in cui ha guidato la squadra; numeri che farebbero arrossire chiunque, davvero imbarazzanti e che hanno fatto infuriare i supporters giallorossi che non hanno gradito, alcune settimane fa, il suo ritorno. Con “Maciste” Bolchi il Messina riacquista innanzitutto dignità e serietà al cospetto di tutta l’Italia sportiva pur restando ormai irraggiungibile quella salvezza che, ad inizio campionato, sembrava essere a portata di mano. “Dobbiamo terminare questa stagione dimostrando di essere uomini e battendoci fino all’ultima partita”, ha detto il nuovo mister che ha accettato di sedere sulla panchina del Messina esclusivamente per l’affetto e la stima (reciproca) che lo lega a questa città. A lui, dunque, vanno i migliori auguri per un finale di campionato che, seppur segnato dalla retrocessione imminente, può ancora salvare la faccia e l’onore della maglia. A Franza, svegliatosi troppo tardi e reo di non aver difeso quella messinesità che qualcuno ha tentato di umiliare, chiediamo di completare l’opera e allontanare senza cortesie l’altro soggetto responsabile del fallimento di questa stagione, cioè Marco Valentini che, al contrario, non sembra per nulla convinto di mollare l’osso!

Published in: on 24 aprile 2007 at 00:13  Comments (2)  

Bruno Giordano rischia la querela

“Si prospettano risvolti legali per il tecnico giallorosso”

Il sottoscritto Emanuele Canta, iscritto all’albo dei giornalisti elenco pubblicisti dal 26/03/2004 con tessera numero 104858, presente in data 18 aprile 2007 presso la sala stampa dello stadio “Oreste Granillo” di Reggio Calabria nel dopogara di Reggina – Messina, nell’esercizio della propria professione giornalistica come collaboratore della emittente televisiva Onda TV, regolarmente accreditata dalla società Reggina Calcio in occasione dell’incontro sopracitato,

                                          RITIENE

di essere stato offeso e diffamato dalle dichiarazioni dell’allenatore del F. C. Messina signor Bruno Giordano che, rispondendo ad una serie di domande poste da un collega, si è rivolto all’intera categoria giornalistica messinese, e con particolare riferimento ai presenti che lo stavano intervistando congiuntamente, con frasi ingiuriose e comunque lesive della reputazione, dell’onore, del decoro e della dignità della persona oltre che della figura del giornalista. Cito di seguito, e testualmente, le frasi offensive: “Siete giornalisti da bar”; “Voi non sapete costruire niente”; “…E fate giornalismo serio…!”;

Visionando il documento audio/video (http://www.youtube.com/watch?v=A34IpIFE1_I),

tra l’altro già andato in onda presso alcune emittenti televisive e radiofoniche locali, emerge chiaramente il tono offensivo e provocatorio di Bruno Giordano. Si informa, dunque, che il sottoscritto presenterà entro breve termine formale atto di querela nei confronti dell’allenatore del F. C. Messina Bruno Giordano per il reato previsto e punito dagli articoli 594 e 595 c.p. – o per quegli altri che l’A.G. accerterà -, riservandosi la costituzione di parte civile.

Emanuele Canta

Published in: on 20 aprile 2007 at 19:42  Comments (10)  

ZORO vs VALENTINI-GIORDANO : e Franza sta a guardare

“Marco Andrè Zoro, a Messina da Gennaio ’03, lascerà lo Stretto a parametro zero”

“Sono arrivato due minuti in ritardo agli allenamenti, il giovedì precedente la prima partita di campionato Messina – Udinese, e il ds Valentini mi ha detto che dovevo andare ad allenarmi con la primavera”. E’ stato trattato così Marco Andrè Zoro, il difensore ivoriano giunto a Messina a gennaio 2003 e che ha conquistato la storica promozione in serie A nel giugno del 2004. Ha sempre sudato la maglia, ha sempre dato più di quanto gli fosse stato richiesto per questi colori, ma il duo Valentini-Giordano non lo ha mai amato. “Zoro dovrebbe avere la dignità di stare in silenzio invece di scaricare su altri le proprie responsabilità adesso che le cose vanno decisamente male”, ha dichiarato Marco Valentini ad un sito sportivo messinese, aggiungendo : “Dovrebbe pensare prima di tutto alle sue prestazioni sul campo ed al suo comportamento nel corso della settimana. Non a caso è il giocatore più multato dalla società per i ritardi con cui si è presentato agli allenamenti”. A parte il fatto che ognuno dei giocatori si è preso le proprie responsabilità, o almeno così traspare dalle loro dichiarazioni di fine partita, non si capisce in tutto questo dove stia Pietro Franza, il numero uno della società che, in una questione così spinosa e delicata, avrebbe dovuto avere un ruolo di primo piano cercando di diramare la questione già sul nascere. E invece anche qui si è visto il dilettantismo di questa dirigenza. Un giocatore del valore di Zoro andrà via da Messina a parametro zero! Complimenti al direttore sportivo e complimenti al presidente! E’ chiaro che in una squadra possano esserci anche momenti particolari, che qualche calciatore necessiti di attenzioni e richiami, ma il presidente deve assolutamente evitare che si arrivi alla rottura. Certamente Zoro rappresenta qualcosa per i tifosi e per l’intera città perchè ha più volte dimostrato, e non solo in campo, quanto davvero tenga a questi colori. Non è giusto e non è rispettoso nemmeno per la piazza farlo fuori in questa maniera. Giordano dice che va in campo solo chi si allena bene, ma la domenica i risultati non arrivano lo stesso. E allora o nessuno si allena bene o, più probabilmente, Giordano non sa fare le scelte giuste. Valentini sostiene che Zoro non gioca perchè ha rifiutato di rinnovare il contratto, mentre l’allenatore parla di continui ritardi e scarso impegno negli allenamenti. Insomma, mettetevi d’accordo e mantenete una linea univoca! E proprio a proposito del contratto, Zoro dice : “E’ vero che ho rifiutato il rinnovo del contratto ma sapete perchè ? Io avevo chiesto di incontrare il presidente Franza e invece mi è stato detto che dovevo discutere esclusivamente con il ds Valentini. In mezzo alla strada, in un bar mi è stato proposto un contratto di 3 anni senza pattuire il compenso nè definire altro. Io, a quel punto, ho rifiutato”. Pronta la replica di Valentini : “Ho incontrato il procuratore di Zoro a Milano circa un mese fa. Il Messina ha proposto un contratto triennale da 500.000 € a stagione, ma mi è stato detto che il giocatore non avrebbe preso in considerazione questa offerta perché voleva cambiare aria. Non contesto questo, perché nel calcio si ha la libertà legittima di cercare un’altra destinazione alla fine di un rapporto. Non accetto però che un giocatore che da due stagioni conclude il campionato in zona retrocessione non si assuma le sue responsabilità…”. Ci chiediamo se Valentini, che ha costruito questa squadra “riparandola” a gennaio su indicazioni dell’amico Giordano, si sia preso le sue responsabilità invece di accusare i giocatori e soprattutto vorremmo capire, nel concreto, se ha intenzione di rispettare il contratto che l’altro suo amico Pietro Franza gli ha rinnovato fino a giugno 2009 per premiarlo. Chi non raggiunge gli obiettivi ed ha una certa serietà professionale si dimette, da sempre! Per quanto concerne il discorso Zoro e il suo rinnovo di contratto, bisognerebbe ricordare a Valentini che tutta la vicenda è stata gestita nel peggiore dei modi. Al difensore ivoriano, già ad inizio stagione, è stato detto che era “sotto osservazione” e che dalle sue prestazioni dipendeva il rinnovo contrattuale. Zoro, che di professionalità ne ha da vendere (lo dimostra anche il fatto che continua ad allenarsi e che è ancora a Messina nonostante sia ufficialmente fuori rosa), non ha gradito le dichiarazioni nè l’atteggiamento della società. “Non gioco bene e mi impegno solo quando il contratto sta scadendo”, aveva dichiarato Zoro diversi mesi fa. Era lecito, quindi, che si profilasse questo tira e molla che, alla fine dei giochi, vede sconfitta la dirigenza e non certamente il calciatore il quale, con ogni probabilità, dalla prossima stagione indosserà la prestigiosa maglia del Porto (serie A portoghese e partecipazione alle coppe europee) senza che il Messina intaschi un solo euro. La triade Franza-Valentini-Giordano ha così raggiunto il suo obiettivo!

Published in: on 20 aprile 2007 at 19:20  Comments (2)  

Bruno Giordano offende la stampa messinese : “Siete giornalisti da bar”

“Il tecnico del Messina Bruno Giordano ormai rimasto solo contro tutti”

Dopo la sconfitta pesante per 3 – 1 in un derby particolarmente sentito com’è quello tra Reggina e Messina, e con una classifica che lascia adesso poche speranze di salvezza ai giallorossi, il tecnico peloritano non è riuscito a mantenere la calma durante le interviste del dopogara. Giunto in sala stampa visibilmente nervoso, Giordano si è lasciato andare a frasi ingiuriose verso i giornalisti locali a seguito di una domanda di natura tecnica. “Perchè non gioca Zoro e gioca Morello ?” Eccola la domanda incriminata, una domanda che tutta la gente di Messina si pone e che quindi un buon giornalista deve girare a chi di competenza (cioè l’allenatore) per avere una risposta che non soddisfi una curiosità personale, badate bene, ma una risposta che attende da tempo un’intera città! Il mister a questo punto va in escandescenza e comincia ad insultare l’intera classe giornalistica messinese definendoci “giornalisti da bar”. L’intervista continua su toni elevati e nervosi al punto che non sarà nemmeno terminata; Giordano lascerà la sala stampa borbottando frasi d’ogni genere, come in pieno stato di delirio ( ecco l’intervista integrale http://www.youtube.com/watch?v=A34IpIFE1_I). Purtroppo per lui e per il Messina i risultati parlano chiaro : su 24 partite sotto la sua gestione, i giallorossi hanno ottenuto solo 3 vittorie e 7 pareggi . . . . . e 14 sconfitte ! E’ la squadra più battuta di tutto il campionato (insieme all’Ascoli) e, quando segna, lo fa esclusivamente grazie al suo vero bomber che risponde al nome di Christian Riganò. Lo stesso Giordano ha dichiarato che in questa squadra segna solo l’attaccante di Lipari e allora vorremmo sapere proprio da lui perchè nessun altro riesce ad andare in rete; di chi è la colpa se segna solo e sempre lo stesso giocatore? Il mister ha perso le staffe e, oltre ad aver dimostrato di non essere all’altezza di una panchina di serie A, ha manifestato anche la sua incapacità nel gestire i rapporti con la stampa e con i tifosi. A Messina nessuno lo vuole più, nè a lui nè al direttore sportivo Marco Valentini. E’ per questo che la tifoseria organizzata ha deciso di disertare ogni stadio d’Italia lasciando questa squadra da sola. Non è una tifoseria che fugge; sono dei ragazzi che vogliono conservare la loro dignità e quella della maglia che certi giocatori, indegnamente, continuano ad indossare. Si può anche retrocedere (lo fanno squadre molto più blasonate del Messina), ma senza essere umiliati ovunque. La società ha deluso la piazza, ha mostrato di non aver imparato nulla dagli errori della scorsa stagione ed è per questo che la gente non riesce più a starle vicino. Quando si concretizzerà la retrocessione, che purtroppo appare ormai annunciata, bisognerà azzerare tutto: il presidente Franza, se vuole recuperare i rapporti, deve ammettere gli errori e dare dimostrazione di voler ripartire con entusiasmo e grinta. La cosa più importante è attorniarsi di gente competente in grado di lavorare con la massima professionalità. Dilapidato un patrimonio così importante com’è quello della serie A, chiediamo ora a questa dirigenza di ripartire convinta e determinata: questa volta, però, non sarà concessa la “reiterazione del reato”!

Published in: on 20 aprile 2007 at 13:31  Lascia un commento  

Prodi – Karzai : trattativa pasticciona

“Ci ha mentito ?”

La liberazione di Daniele Mastrogiacomo non è stata indolore. I sequestratori hanno chiesto e ottenuto la liberazione di cinque terroristi arrestati in Afghanistan per lasciare andare l’inviato di “Repubblica”. La trattativa è stata portata avanti dal premier Romano Prodi (con la complicità del Minstro degli Esteri Massimo D’Alema) e da Hamid Karzai, capo del governo provvisorio afghano, con la mediazione di Gino Strada. Ma qualcosa non è andata per il verso giusto. Gli altri due ostaggi nelle mani dei talebani, l’autista Nagha e l’interprete Adjamal, non sono stati risparmiati e, se per il primo poco o nulla si poteva fare visto che è stato ucciso subito dopo il sequestro, per l’interprete è apparso evidente il disinteresse generale. Giusto tentare il possibile per salvare una vita umana, ma la distinzione di razza non può essere accettata. Prodi ha trattato con i talebani anche se continua a negarlo, ma Karzai ha rilevato ogni retroscena confermando la liberazione di cinque pericolosi terroristi in cambio del reporter italiano (non si capisce perchè a questo punto non si sia trattato anche per liberare l’interprete !) e, abbastanza irritato, ha parlato di un “favore particolare fatto al governo italiano su forti pressioni del premier Prodi”. Karzai ha detto che non si tratterà piu’ per la liberazione degli ostaggi e ha mostrato forte preoccupazione per il futuro, visto che le modalità di rilascio di Mastrogiacomo costituiscono un precedente pericolosissimo tale da motivare i talebani e da aumentare sensibilmente il rischio di sequestri. Prodi aveva chiamato più volte Karzai per risolvere la questione e lo ha ricattato, come confermato dal capo del governo afghano (anche se ovviamente con altri termini), invitandolo ad accettare le richieste dei talebani per giungere alla liberazione del giornalista di “Repubblica” altrimenti le truppe italiane presenti in Afghanistan sarebbero state ritirate. Chiaramente Prodi ha negato che siano stati questi i contenuti delle telefonate con Karzai, ma la verità è venuta a galla. Conclusioni ? L’Italia non ha fatto una bella figura, Prodi ha palesemente mentito agli italiani e al mondo intero, cinque terroristi pericolosi sono stati liberati in cambio di Mastrogiacomo e due giovani ragazzi (l’autista e l’interprete) sono stati brutalmente assassinati. La politica non è un gioco !

Published in: on 16 aprile 2007 at 16:14  Comments (4)  

La Chiesa contro i Dico : “Questo matrimonio non s’ha da fare”

“Simpatica vignetta che ritrae il VicePresidente del Consiglio Rutelli, il cardinale Ruini e la senatrice della Margherita Binetti”

Senza voler entrare nel merito, senza quindi esaminare una materia difficile ma di grande attualità com’è quella dei Pacs o Dico, bisogna invece prestare attenzione all’intervento della Chiesa che, in maniera forte e decisa, si è espressa sulla questione. Non è la prima volta che su temi scottanti e che rompono quel rigido conservatorismo ecclesiastico, la Chiesa esprime apertamente la sua posizione addirittura a mo’ di richiamo verso le istituzioni politiche. Un ruolo che non le spetta ! Dice la sua sugli affari politici italiani (molto meno impegnata, invece, a criticare linee politiche alquanto discutibili come quelle di Cina o Russia, ma anche di paesi cattolici come la Spagna) e porta dietro le proprie dichiarazioni un numero infinito di fedeli influenzando, com’è ovvio, il loro giudizio. Siamo fortunatamente ben lontani dai tempi in cui potere spirituale e temporale erano nelle mani della stessa persona; oggi le questioni politiche non devono essere oggetto di critica da parte della Chiesa così come la politica non si è mai intrufolata negli affari ecclesiastici (e ce ce ne sarebbe da dire) nè ha mai commentato la linea religiosa della Santa Sede. E allora continuiamo a distinguere i due campi. Il cardinale Camillo Ruini, a cui manca soltanto un posto in Parlamento, nè ha per tutti e su tutto. Attacca i Pacs, parla della Finanziaria, chiede aiuti per la famiglia, difende l’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, spiega che il terrorismo dipende dai problemi mai risolti in Medio Oriente e si esprime addirittura sulla riforma della giustizia e sul caro petrolio. Insomma, fa di più dei nostri parlamentari (e probabilmente ne sa più di loro) dimenticandosi però il suo vero ruolo. Sarebbe bello vederlo impegnato con la stessa grinta e abnegazione nel rinnovare gli antichi precetti della Chiesa, nel rendere questa istituzione vicina alla gente e ai problemi reali di questo mondo senza ostentare la solita opposizione ad ogni cenno di rinnovamento. Sarebbe bello vederlo protagonista di una Chiesa nuova, diversa, punto di riferimento di chi, in questo mondo così difficile, si sente spesso sbandato e privo di punti certi. La Chiesa, invece, dice no alla modernità, chiude gli occhi davanti ai bisogni più immediati della gente e continua a percorrere la sua strada lontana dalla quotidianità di ognuno di noi. Si trasforma, così facendo, in una istituzione vuota, anacronistica, lontana da tutti e distante dall’uomo comune. Certo, i dogmi fondamentali e le colonne portanti della cristianità non possono e non devono essere rivoluzionati, ma la capacità di adeguarsi ad un mondo moderno che non è più quello di cento, duecento o trecento anni fa ce lo aspetteremmo un pò tutti.

Published in: on 12 aprile 2007 at 14:42  Comments (1)