G8 Genova, la polizia voleva insabbiare

“I muri della scuola dopo l’irruzione della polizia”

Non si può dimenticare perchè è morto un ragazzo. Non si può dimenticare perchè siamo in democrazia. Luglio 2001, a Genova si riuniscono i “Grandi del Mondo” ma il capoluogo ligure si trasforma in campo di battaglia. Circa 400 mila i manifestanti a cui si mischiano i temibili black bloc, tutti incappucciati sono lì principalmente per far danno, sfondare vetrine e bruciare le macchina. Le forze dell’ordine non sono preparate e si lasciano andare a reazioni spropositate: gente già immobilizzata picchiata a sangue, addirittura ragazze con le mani alzate violentemente manganellate. Sangue, tanto sangue per le strade e i poliziotti che infieriscono. Fino all’apice raggiunto quel maledetto 21 luglio quando Carlo Giuliani viene ucciso da un colpo di pistola sparato da una camionetta dei carabinieri circondata dai manifestanti. Sarà legittima difesa secondo i giudici. Si tratta, invece, di incompetenza, paura e impreparazione nel gestire momenti critici, secondo me. Un carabiniere non può non essere freddo e non può sparare ad altezza d’uomo se si sente minacciato. Non esiste, sarebbe consentito ad un comune cittadino in preda al panico, non ad un militare addestrato proprio per questo. Ma i fatti più gravi riguardano l’irruzione nella scuola “Diaz”. Un blitz studiato a posta per far male, per picchiare la gente tanto è vero che le prove sono state alterate (2 bottiglie molotov sequestrate, ma portate nella scuola dagli stessi poliziotti !). Gente che dormiva è stata picchiata selvaggiamente: costole rotte, calci in faccia, vomiti di sangue e teste spaccate. Ecco la polizia italiana, o meglio, ecco certi poliziotti che abusano del potere e non sono degni della divisa. Al processo (tutt’ora in corso) che vede alla sbarra 29 imputati tra le forze dell’ordine, c’è stato il colpo di scena. Michelangelo Fournier, all’epoca dei fatti vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, ha cambiato versione e ha fornito ai giudici una agghiacciante testimonianza in riferimento all’irruzione nella scuola. “Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza”. Ora, invece, dice la verità e racconta i pestaggi dei suoi colleghi: “Sono rimasto terrorizzato e basito – ha spiegato – quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: ‘basta basta’ e cacciai via i poliziotti che picchiavano”. Continuavano a picchiare una ragazza in fin di vita. Gente vigliacca, veri criminali autorizzati. E sempre in riferimento ai quei fatti, spunta la notizia dell’avviso di garanzia inviato a Gianni De Gennaro, il capo della polizia accusato di induzione e istigazione alla falsa testimonianza per la deposizione di Francesco Colucci (oggi accusato di falsa testimonianza), che nel 2001 era Questore di Genova. Se chi dovrebbe stare dalla parte della giustizia è accusato di voler insabbiare la verità . . .

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Published in: on 22 giugno 2007 at 03:04  Lascia un commento  

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