Ciao Presidente !

Emanuele Aliotta, Presidente del Messina calcio dal 1997 al 2002

Unico, inimitabile, semplicemente “il Presidente”. Ma di quelli veri, che il calcio oggi conosce come una rarità. La tua passione si toccava con mano, il tuo amore per i colori giallorossi non hanno avuto eguale e probabilmente mai lo avranno.

Dall’Eccellenza alla serie B, che dire…i numeri parlano soli. Ci hai fatto sognare, ci hai fatto sperare, ci hai fatto vivere momenti indimenticabili, dopo anni di buio hai riportato il Messina nel calcio che conta, lo hai sollevato dalla polvere e hai lottato insieme ai tuoi ragazzi, insieme ai tuoi tifosi in ogni campo di periferia fino a regalarci le più belle soddisfazioni.

Erano gli anni del ritorno in massa allo stadio, al “Celeste”, quell’impianto che consideravi un fortino inespugnabile e che hai trasformato in un inferno per l’avversario.

“Questa è una partita importante e dobbiamo vincere !” Al microfono dello stadio urlavi sempre la stessa frase prima del calcio d’inizio, il pubblico lo mandavi in delirio, gli ospiti erano atterriti.

E nonostante saggezza e cultura, classe e infinità bontà, quando si trattava di calcio la superstizione non conosceva limiti. Rituali da ripetere, anche nei minimi dettagli, perché in quel modo, magari, sette giorni prima avevamo battuto il temibile avversario.

Sguardo rassicurante e a volte severo, il sigaro e tutto il resto. Dagli spogliatoi attraversavi il terreno di gioco, uno sguardo a sinistra verso la “Sud”, il saluto ai tuoi tifosi, il coro “Aliotta alè alè”, i brividi, la gioia, le lacrime.

Quanti aneddoti, quanti ricordi. La rabbia nel dopo partita se l’arbitro aveva condizionato un incontro andato male. Battevi i pugni, difendevi i colori e la tua città, che orgoglio Presidente !

Una domenica, dopo il fischio finale, alcuni ragazzi cercavano il tuo sguardo, la tua parola di conforto perché la gara non era stata vinta a causa di un calcio di rigore inesistente concesso dall’arbitro. Indimenticabili le tue parole: “Ho già fatto sentire la mia voce in Lega, ho detto che ritirerò la squadra dal campionato”. Un tifoso, impaurito, ti disse: “Ma come Presidente, ritira la squadra ?”. E tu, come un grande maestro: “Ma che c’entra, si dice così in questi casi, per fare rumore, per farsi sentire…potrei mai ritirare la squadra ?”.  Che sollievo per chi ti ascoltava, che insegnamenti, che Presidente!

Erano gli anni in cui il destino giallorosso incrociava gli avversari di sempre: Palermo e Catania.

E tu, come il primo tifoso, caricavi l’ambiente, ricordando comunque la sana e leale competizione sportiva, ma il folclore ti è sempre piaciuto. Che uomo, che genio.

Ci hai portato in alto, hai consegnato tutto nelle mani di “altri” come un prezioso gioiello da custodire e così, non più da Presidente, ma comunque da dirigente e da grande supporter, hai vissuto insieme a noi quel grande sogno chiamato “Serie A”.

Le vittorie storiche, il settimo posto a un passo dal calcio internazione, l’apice. Momenti che oggi appaiono lontani, lontanissimi.

Fino al baratro, nuovamente vissuto con l’abbandono di una barca ancora in salute e che avrebbe potuto navigare chissà per quanto tempo se solo fosse stata curata con lo stesso amore che tu avevi speso negli anni passati.

Non ci hanno creduto, hanno gettato in aria anni di sacrifici e di ricordi, hanno polverizzato la nostra scalata Presidente, ma noi, promesso, ripartiremo, ce la faremo in qualche modo.

Era l’estate del 2008, era la fine di tutto. Lo spettro dei Dilettanti stava divenendo realtà, una corsa contro il tempo per presentare un progetto e ripartire almeno dalla C1. Niente.

E’ forte l’emozione nel ripensare a quei tifosi fermi davanti le porte del Comune ad aspettare notizie. E poi, come un bambino che cerca l’ultimo conforto negli occhi di suo padre, tutti verso piazza Cairoli, verso la tua gioielleria per chiederti aiuto. “Avrei voluto ripartire con voi, ero disposto a farlo – hai detto – avevo già contattato tutto il mio staff ma qualcuno non ha voluto che a Messina ritornasse il calcio”.

Con queste parole ci hai congedato, con le lacrime agli occhi.

La tua vita privata, la tua salute ti ha costretto a lottare contro qualcos’altro, stavolta in campo non c’erano più i tuoi ragazzi, non c’era una rete da violare, un avversario da dribblare: c’era il goal più importante da mettere a segno, quello della vita, stavolta il successo non è arrivato, quella palla non ne ha proprio voluto sapere di entrare. Che rammarico! Eppure “questa era una partita importante e che dovevi vincere”, oggi lo diciamo noi a te. Ma sai difenderti Presidente, sarai già in Lega a protestare e a far “rumore” perché la sconfitta non ti appartiene.

Va bene così, va bene lo stesso. Da lassù saprai gridare ed esultare ancora con più grinta, ancora con lo stesso amore. E da oggi, Presidente, mi fermo, guardo il cielo e lo vedo diverso. E’ un po’ più giallo…e un po’ più rosso. Ci sei tu ad ammantarlo con i nostri colori !

Ciao Presidente.

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Published in: on 28 maggio 2010 at 19:38  Lascia un commento  

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